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Istituto IA.

Aggiornato settembre 2026

Il Glossario dell’intelligenza artificiale

Le definizioni che questo sito adopera nell’indice alfabetico dei termini non sono originali: provengono da un volume ad accesso aperto, il Glossario dell’intelligenza artificiale, pubblicato il 10 settembre 2026 come primo numero della collana AIPIA Studies in Applied AI. Questa pagina descrive l’opera, spiega che cosa la licenza permette e dà i dati necessari per citarla e per scaricarla.

Che cos’è

Il volume raccoglie 162 lemmi del lessico dell’intelligenza artificiale e, per ciascuno, fa una cosa che i glossari divulgativi non fanno: invece di scegliere una definizione e presentarla come «la» definizione, mette a confronto ciò che dicono le fonti diverse — il regolamento europeo, la legge italiana, le norme tecniche, l’uso di mercato — e registra l’esito del confronto.

La ragione dichiarata nell’introduzione è pratica. Le parole con cui si scrivono i contratti, i bandi e i programmi dei corsi decidono quali obblighi qualcuno si assume, spesso senza accorgersene: chiamare «utente» la parte che il regolamento chiama deployer non è una semplificazione innocua, perché al deployer sono rivolti obblighi specifici e chi firma come utente rischia di non riconoscersi nel destinatario[1].

Ogni voce porta un codice permanente nella forma AIPIA-GL-nnnn, assegnato una sola volta e mai riusato. È l’accorgimento che permette di citare un lemma attraverso le edizioni anche se il testo cambia.

La struttura del volume

Il corpo del volume è il glossario in ordine alfabetico. Ogni lemma ha una struttura fissa:

  • Definizione — una parafrasi originale, mai testo normativo riprodotto.
  • Nota d’uso — che cosa succede alla parola nella pratica contrattuale e commerciale.
  • Forme in circolazione — varianti d’uso registrate con il loro grado di equivalenza, comprese quelle ingannevoli.
  • Che cosa ne dicono le fonti — una tabella con fonte, punto esatto, termine adoperato dalla fonte, sintesi e stato di verifica.
  • Allineamenti — il confronto fra coppie di fonti con l’esito (coincidente, più ampio, sovrapposto) e la conseguenza pratica.
  • Rinvii — i lemmi collegati, per codice.

Seguono tre tavole di raccordo, che mettono in colonna il concetto, il termine del regolamento europeo, quello della norma UNI 11621-8, quello delle norme ISO/IEC e l’esito del confronto. Chiude un apparato di venti dossier di frizione terminologica, dedicati ciascuno a un equivoco ricorrente: deployer e utente, certificazione e attestazione, deep fake e contenuto sintetico, allucinazione e confabulazione, agente e automazione, e altri.

Il volume dichiara anche ciò che non ha verificato, distinguendo le fonti consultate integralmente dalle norme tecniche censite attraverso i cataloghi degli enti di normazione. Le voci che ne dipendono portano lo stato «non verificato in questa edizione».

Chi lo cura

La curatela è di Rafael Patron, Presidente del Comitato Tecnico-Scientifico di AIPIA. La collana AIPIA Studies in Applied AI è diretta da Federico Pichetto. L’editore è AIPIA, con sede a Roma.

La collana ha un ISSN proprio, 3103-8816, assegnato dal Centro nazionale ISSN presso il Consiglio nazionale delle ricerche il 16 settembre 2026. Il volume ha due ISBN, uno per l’edizione digitale e uno per quella a stampa, e un DOI depositato presso l’archivio Zenodo, con un DOI di concetto che punta sempre all’ultima versione.

La licenza e che cosa permette

Il volume è pubblicato con licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale (CC BY 4.0)[4]. È la licenza più permissiva fra quelle Creative Commons che mantengono un obbligo. Permette di copiare e ridistribuire il testo in qualunque formato, di adattarlo, rielaborarlo e costruirci sopra, anche per fini commerciali. Impone una sola condizione: citare la fonte, indicare se sono state fatte modifiche e fornire un collegamento alla licenza.

Non consente di aggiungere restrizioni ulteriori né di far intendere che chi ha pubblicato l’opera approvi l’uso che se ne fa. Non impone invece la condivisione allo stesso modo: un’opera derivata può avere una licenza diversa.

È in forza di questa licenza che l’indice alfabetico di questo sito riporta 60 definizioni nella loro formulazione originale, con l’attribuzione richiesta in testa alla pagina.

Come citarlo

La citazione completa, nella forma adoperata da questo sito:

Patron, R. (a cura di) (2026). Glossario dell’intelligenza artificiale. Termini, norme, professioni. AIPIA Studies in Applied AI, Volume 1. Roma: AIPIA. https://doi.org/10.5281/zenodo.22690475

Per citare una singola voce conviene aggiungere il codice permanente del lemma, che non cambia fra le edizioni: per esempio AIPIA-GL-0001 per «sistema di intelligenza artificiale». Il DOI di concetto, 10.5281/zenodo.22690474, rinvia sempre all’ultima versione depositata; il DOI di versione, 10.5281/zenodo.22690475, alla versione specifica.

Come scaricarlo

Il file dell’edizione digitale è scaricabile senza registrazione e senza costo: il PDF, 332 pagine. Il record completo, con i metadati e la storia delle versioni, sta nell’archivio Zenodo; il collegamento persistente è il DOI. La pagina del volume presso l’editore raccoglie le edizioni e gli aggiornamenti.

Il metodo dichiarato

Il volume dichiara in apertura tre cose che non fa, e la dichiarazione è parte del suo valore d’uso. Non riproduce testo normativo: ogni sintesi è una parafrasi originale, con il punto esatto della fonte accanto. Non certifica nulla. Non sostituisce il parere di chi ha titolo per darlo.

Dichiara inoltre ciò che non ha verificato, invece di tacerlo. Le fonti consultate integralmente — i testi del diritto dell’Unione e della Repubblica — sono distinte dalle norme tecniche censite attraverso i cataloghi ufficiali degli enti di normazione, e le voci che dipendono dalle seconde portano lo stato «non verificato in questa edizione». È una scelta poco comune nei glossari, e rende possibile sapere quanto pesi ciascuna affermazione.

Il criterio con cui le divergenze vengono trattate è il contrario di quello abituale. Di fronte a più fonti che definiscono in modo diverso lo stesso concetto, l’impostazione consueta sceglie una definizione e la presenta come «la» definizione; qui le divergenze vengono rese esplicite, una per una, con l’esito del confronto e la conseguenza pratica. Dove due fonti autorevoli dicono cose diverse, dirlo è il contenuto.

La struttura che ne deriva è quella delle tre tavole di raccordo e dei venti dossier di frizione terminologica. Le tavole mettono in colonna il concetto e i termini adoperati dalle fonti diverse; i dossier prendono un equivoco alla volta — deployer e utente, certificazione e attestazione, sicurezza dei sistemi e sicurezza delle persone, pesi aperti e codice aperto — e ne ricostruiscono l’origine e l’effetto contrattuale.

Fonti

  1. Patron, R. (a cura di) (2026). Glossario dell’intelligenza artificiale. Termini, norme, professioni. AIPIA Studies in Applied AI, Volume 1. Roma: AIPIA
  2. Record del volume nell’archivio Zenodo, con file, versioni e metadati
  3. File PDF dell’edizione digitale, 332 pagine
  4. Creative Commons, licenza Attribuzione 4.0 Internazionale (testo in italiano)